CORONAVIRUS: tra sicurezza sul lavoro e privacy 2/2

Parte seconda
INDICAZIONI OPERATIVE

Dopo la prima parte introduttiva vediamo adesso insieme alcuni accorgimenti che imprenditori, commercianti e liberi professionisti devono adottare per garantire la sicurezza sul lavoro e assicurare la tutela dei dati personali.

INFORMAZIONE

L’azienda deve fornire non solo a tutti i lavoratori ma a chiunque acceda ai locali aziendali con apposite e idonee informative le indicazioni relative alle disposizioni dettate dalle Autorità.

In particolare l’informativa dovrà indicare:

• l’obbligo di restare presso il proprio domicilio in presenza di febbre oltre 37.5° o altri sintomi influenzali e di comunicarli all’autorità sanitaria;

• l’impegno a informare il datore di lavoro della presenza di un qualsiasi sintomo influenzale durante l’attività lavorativa

• impegno a rispettare le disposizioni delle Autorità e le disposizioni adottare dall’azienda per l’accesso ai locali: quali ad esempio mantenere la distanza di sicurezza, indossare i dispositivi di protezione individuale (es. mascherina e guanti) e osservare le misure di igiene per le mani

• l’accettazione del fatto di non poter fare ingresso o permanere nei locali aziendali per chi, ad esempio, presenta uno stato febbrile, sintomi influenzali, o negli ultimi 14 giorni sia stato in contatto con persone positive al virus.

NB: le indicazioni riportate sono contenute nei Protocolli adottati nella fase emergenziale, tuttavia non tutte le prescrizioni ivi contenute appaiono essere state allineate con le fonti normative, anche di rango sovraordinato, esistenti, ad esempio in ambito giuslavoristico o privacy. Dunque, anche in questo caso, una corretta adozione di questi accorgimenti dovrebbe passare attraverso il filtro di una consulenza legale.

MODALITÀ DI INGRESSO IN AZIENDA PER DIPENDENTI E FORNITORI ESTERNI

L’imprenditore/datore di lavoro, anche con l’ausilio di collaboratori, in alcuni casi può in altri deve procedere con alcune verifiche sulle persone che intendono accedere in azienda. In particolare:

può controllare la temperatura corporea del personale dipendente prima dell’accesso al luogo di lavoro e in caso di temperatura superiore ai 37.5° deve inibirne l’accesso

• deve vietare l’accesso al dipendente che negli ultimi 14 giorni abbia avuto contatti con soggetti positivi al Covid-19 o provenga da zone a rischio

• prima dell’ingresso in azienda deve ricevere dal personale già risultato positivo al Covid-19 la certificazione di “avvenuta negativizzazione
• deve favorire orari di ingresso/uscita dei dipendenti scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni, se possibile dedicando una porta di entrata e una di uscita

• deve collocare dispenser contenenti prodotti igienizzanti per le mani in corrispondenza dei punti di accesso e uscita dai locali aziendali

• per i fornitori esterni deve individuare procedure di ingresso, transito e uscita che riducano le occasioni di contatto con il personale

• deve vietare l’accesso agli uffici degli autisti dei mezzi di trasporto

• deve vietare ai fornitori esterni l’utilizzo dei servizi igienici del personale e installarne/destinarne appositi e garantirne adeguata pulizia quotidiana

• deve ridurre l’accesso ai visitatori e in caso di accesso necessario i visitatori dovranno rispettare le regole aziendali

• qualora presente un servizio di trasporto aziendale deve essere garantita e rispettata la sicurezza dei lavoratori lungo ogni spostamento

• in caso di dipendenti di aziende terze positivi al Covid-19 presenti in azienda, l’appaltatore deve immediatamente informarne il committente

• il committente deve dare all’appaltatore completa informativa del protocollo aziendale

NB: anche in questo caso, è corretto avvertire che le prescrizioni sopra indicate fanno parte di quelle emanate in via d’urgenza, ma non sempre si collocano in armonia con la normativa applicabile, di rango superiore. Può ad esempio essere controverso ritenere che il datore di lavoro sia tenuto a conoscere l’esatta patologia Covid-19 del dipendente malato.

TUTELA DEI DATI PERSONALI E DELLA PRIVACY

Anche a prescindere dalle frizioni con il generale quadro normativo applicabile cui si è fatto cenno nei “nota bene”, il rispetto delle disposizioni contenute nei protocolli e nelle linee guida sopra richiamate impone di essere accompagnato dagli adempimenti richiesti dalla normativa sulla tutela dei dati personali.

Ad esempio, tutte le attività di “triage” sopra indicate comportano trattamento di dati personali sulla salute, ossia una delle categorie di informazioni maggiormente tutelate (un tempo si sarebbero parlato di dati “supersensibili”). Inoltre comportano il trattamento di dati personali idonei a rivelare relazioni interpersonali, spostamenti, preferenze e di altre informazioni.

Ne deriva l’adozione un processo e di garanzie che assicurino la liceità dei trattamenti e l’osservanza dei diritti dell’interessato (ossia del soggetto persona fisica cui le informazioni si riferiscono) nel rispetto delle disposizioni dettate dal GDPR (Reg. UE 2016/679) e dal Codice privacy.

Allo stesso modo, la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea, quando è associata all’identità dell’interessato (dipendente, fornitore o qualunque altro soggetto terzo), costituisce un trattamento di dati personali (art. 4, par. 1, 2 GDPR) che deve essere preceduto da adeguata informativa ed effettuato nel rispetto del principio di “minimizzazione” (art. 5, par. 1 GDPR).

Le FAQ del Garante per la protezione dei dati personali chiariscono per esempio che il Titolare del trattamento:

• deve fornire adeguata informativa privacy agli interessati (dipendenti, fornitori, trasportatori, visitatori, dipendenti di aziende terze e a tutti gli altri soggetti) che fanno accesso nei locali del titolare

non deve registrare il dato relativo alla temperatura ma il solo superamento della soglia di 37.5° e comunque nei soli casi in cui è necessario per documentare il diniego dell’accesso. Questi casi, aggiungiamo tuttavia, possono essere significativi a fini probatori

• nel ricevere le dichiarazioni di interessati che attestino di aver avuto nei 14 giorni precedenti contattati con soggetti positivi al Covid-19 o provenienti da zone a rischio deve raccogliere solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio. Notiamo tuttavia che la raccolta di tali informazioni va coordinata con le fonti normative soprastanti, ossia da un lato con la necessità di garantire salute e sicurezza nel luogo di lavoro e fotografare il rischio da agente biologico, dall’altra con quella di osservare la dignità del lavoratore, lo Statuto dei lavoratori, la riservatezza. Dunque, occorre evitare automatismi applicativi e adattare il precetto al caso concreto

• deve collaborare in qualità di datore di lavoro con il medico competente e le RLS/RLST al fine di produrre tutte le misure di regolamentazione legate al Covid-19;sempre nel rispetto dei principi di protezione dei dati, può trattare, in qualità di datore di lavoro, i dati personali dei dipendenti solo se sia previsto da disposizioni normative e disposto da organi competenti o su segnalazione del medico competente

• deve comunicare il nome del dipendente positivo al Covid-19 alle autorità sanitarie competenti

• non deve comunicare il nome del dipendente positivo al Covid-19 al Rappresentante dei lavoratori o agli altri dipendenti o a terzi soggetti

• non può richiedere l’effettuazione di test sierologici ai dipendenti salvo che il test non sia disposto dal medico competente

• può offrire ai propri dipendenti, in tutto o in parte, l’effettuazione di test sierologici presso strutture sanitarie senza conoscerne l’esito

• deve individuare i soggetti autorizzati al trattamento dei dati

• deve redigere precise istruzioni per gli autorizzati

• deve effettuare analisi del rischio e prevedere misure adeguate per la conservazione e consultazione in sicurezza dei dati e la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore (es. in occasione della rilevazione febbre tramite termoscanner, della richiesta della dichiarazione di contatto con soggetti positivi o provenienti da zone a rischio, nella predisposizione delle modalità di conservazione dei dati)

• deve valutare eventuale necessità di DPIA nei casi previsti dall’art. 35 GDPR

• deve individuare le corrette modalità di ricezione del certificato di negativizzazione

• deve valutare la opportunità/necessità dell’adozione del cd. “registro delle prenotazioni”, individuato dalle Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive e coordinarlo con i registri di trattamento già adottati

CORONAVIRUS: tra sicurezza sul lavoro e privacy 1/2

Parte prima
Dal 25 maggio 2020 una significativa parte delle realtà produttive ha finalmente riaperto i battenti e con la riapertura sono arrivate purtroppo le prime, non gradite, sanzioni.

Vediamo allora insieme quale sia in questa fase il rischio giuridico per l’imprenditore e come identificarlo, e dunque contenerlo, in modo da proseguire con serenità l’attività economica e garantire sicurezza sui luoghi di lavoro, tutelando la privacy di dipendenti e terzi e prevenendo la diffusione del contagio.

Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 24 aprile 2020, che ha aggiornato la versione del 14 marzo 2020, e le “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive” del 16 maggio 2020 della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome forniscono indicazioni operative per il contrasto e la diffusione del virus negli ambienti di lavoro non sanitari.

Le misure riportate nei citati documenti, di cui appresso vediamo solamente i principali, devono essere integrate dall’imprenditore con procedure e istruzioni operative specifiche, a seguito di un’attenta valutazione del rischio che coinvolga figure chiave come l’RSPP, il Medico Competente e l’RLS.

Fare ordine nell’incertezza normativa
Va innanzitutto notato che per l’imprenditore un elemento di incertezza nella situazione attuale è costituito dal sovrapporsi di fonti precettive, o in alcuni casi soltanto ritenute tali, di livello e provenienza diversa: DPCM collegati, ma non sempre in maniera eccellente, con soprastanti decreti legge, protocolli sottoscritti da parti sociali richiamati a loro volta da DPCM, ordinanze regionali, ordinanze comunali, linee guida della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, FAQ amministrative, risposte a quesiti di privati, dichiarazioni istituzionali su social network, misure decise da associazioni di categoria, ecc.

In questa situazione, rischia di venire penalizzata la certezza del diritto. Per questo è importante farsi assistere da un professionista giuridico, che potrà, se necessario, individuare anche linee efficaci per contestare misure sanzionatorie in un contesto di regole non sempre scolpite con precisione.
Qui di seguito comunque ci soffermeremo su alcuni punti soltanto con un approccio semplificato e per macrotemi.

COVID-19 E SICUREZZA SUL LAVORO

Il contagio da coronavirus (SARS-Cov-2) in occasione di lavoro è qualificato come “infortunio sul lavoro” con conseguente attivazione della tutela assicurativa INAIL.

Sebbene nei casi di accertata infezione da coronavirus in occasione di lavoro gli oneri degli eventuali eventi infortunistici, ex art. 42, co. 2, D.L. n. 18 del 17/03/2020, convertito con L. n. 27 del 24/04/2020, gravano sulla gestione assicurativa e non incidono sul premio pagato dal singolo datore di lavoro, come precisato anche nelle circolari INAIL n. 13 del 3/4/2020 e n. 22 del 20/5/2020, di non poco momento sono i rischi che gravano sul datore di lavoro in caso di contagio.

Quando il contagio si ritiene avvenuto in occasione della prestazione lavorativa?

Come indicato nelle sopra indicate circolari dell’INAIL, non può desumersi alcun automatismo ai fini dell’ammissione a tutela dei casi denunciati. Occorre verificare che l’azione di fattori microbici o virali, come appunto nel caso di specie, sia in rapporto con lo svolgimento dell’attività lavorativa, attraverso un accertamento rigoroso dei fatti e delle circostanze che facciano desumere che il contagio sia avvenuto in occasione di lavoro.

Sulla base dunque di un giudizio di ragionevole probabilità viene riconosciuta l’origine professionale del contagio. Il riconoscimento è, precisa l’INAIL, totalmente avulso da ogni valutazione sull’imputabilità di eventuali comportamenti omissivi del datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio.

L’INAIL ha azione di regresso nei confronti dell’imprenditore?
L’INAIL sul punto chiarisce espressamente che l’attivazione dell’azione di regresso non può basarsi sull’intervenuto riconoscimento dell’infezione da coronavirus. E’ richiesta una violazione da parte del datore di lavoro delle misure di contenimento del rischio di contagio contenute nei protocolli regionali e nazionali e nelle linee guida di cui all’art. 1, co., 14 D.L. n. 33 del 16/5/2020. Il regresso non può dunque considerarsi un automatismo.
Quali implicazioni sulla responsabilità civile e penale?
Il contagio in occasione della prestazione lavorativa, specie (ma non esclusivamente) ove sia collegabile all’inosservanza delle disposizioni contenute nelle linee guida e nei protocolli governativi e regionali e in altre fonti (anche preesistenti rispetto alla normativa emergenziale emanata per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19) dalle quali sorgano obbligazioni di porre in essere determinate condotte, può esporre l’imprenditore/datore di lavoro a:
• responsabilità civile
• responsabilità penale
• responsabilità amministrativa dell’ente con elevatissime sanzioni pecuniarie, e gravi misure interdittive (si pensi ad esempio a quelle emanate in applicazione del GDPR e del Codice privacy).
Come incide la denuncia di infortunio sul lavoro da contagio con tali responsabilità?
Se da un lato L’INAIL chiarisce, correttamente, che l’attivazione dell’assicurazione da infortunio sul lavoro non determina automaticamente responsabilità anche civile o penale, sussistendo presupposti diversi, tuttavia corre l’obbligo di segnalare che le implicazioni reciproche tra i diversi ambiti di responsabilità costituiscono comunque materia complessa, sulla quale il nostro consiglio è di procedere con assistenza legale.

COVID-19 E TUTELA DEI DATI PERSONALI

Le misure da adottare per contrastare la diffusione del contagio richiedono in alcuni casi il trattamento dei dati personali di dipendente, clienti, fornitori, utenti e visitatori. È questo ad esempio il caso in cui sia presa la temperatura corporea e siano effettuate domande di “triage” (provenienza, sussistenza di relazioni con soggetti a rischio, stato di salute, ecc.).

Alcune di queste domande, ancorché raccomandate da soggetti istituzionali, vanno coordinate con la normativa giuslavoristica e privacyistica, prima di essere adottate.

In particolare, invitiamo a fare attenzione a un punto chiave: attenersi scrupolosamente alle disposizioni contenute nelle linee guida e nei protocolli non autorizza a “dimenticare” le norme in materia di protezione dei dati personali, e il mancato rispetto della privacy e della riservatezza espone l’imprenditore/datore di lavoro al rischio di:
procedimenti di reclamo/segnalazione davanti all’Autorità Garante
– irrogazione di ordinanza-ingiunzione e di misure correttive con conseguenti elevatissime sanzioni, individuabili anche nella fascia che arriva, nel massimo edittale, fino a venti milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente, se superiore
– responsabilità risarcitoria in sede civile per danno da violazione dei dati personali.

Si pensi alla diffusione di dati sanitari che può inavvertitamente derivare dall’avere misurato la temperatura di un soggetto in uno spazio pubblico o le implicazioni privacy che derivano dalla scelta di conservare le informazioni sulla temperatura o altri dati di triage e di farlo per una certa durata temporale.

 

COVID-19 – Fase 2 – Riapertura attività economiche e produttive

Che cosa sapere, che cosa fare

Dal 18 maggio 2020 siamo entrati nel pieno della Fase 2 e si ritorna lentamente verso la normalità. Finalmente riaprono bar, ristoranti, pizzerie, negozi, parrucchieri ed estetisti, poi sarà la volta di stabilimenti balneari, attività corsistiche e ricreative svolte in piscine e palestre, ma con alcuni accorgimenti da adottare per proseguire in sicurezza l’attività e contenere la diffusione del contagio.

Non dimenticare la normativa sulla protezione dei dati personali

Devi sapere che il rispetto di alcune misure determina l’applicazione della normativa sulla protezione dei dati personali, ossia del cd. “GDPR” (regolamento UE 2016/679) e del Codice privacy (d.lgs. 196/2003).

Quali? Ad esempio, rispetto a determinate tipologie di attività, le misure di contenimento approvate richiedono la raccolta e la conservazione di un registro delle presenze per 14 giorni, dunque un trattamento di dati personali.

Perché devi occuparti anche della normativa sulla protezione dei dati personali? Perché escludere dal trattamento dati ultronei, informare in maniera semplice e corretta i clienti, evitare violazioni di riservatezza (es. clienti che vengono a conoscere i nomi di altri clienti) è fondamentale non solo per la tua immagine e per il rapporto di fiducia con la clientela, ma anche per evitare il rischio sanzionatorio, che è particolarmente elevato.

Anche la possibilità di misurare la temperatura corporea all’ingresso costituisce un trattamento di dati personali, di rilevanza particolare perché si tratta di dati relativi alla salute.  Anche in questo caso deve svolgersi con riservatezza e discrezione, e applicando le regole della normativa. La conservazione delle informazioni di temperatura è consentita solo per alcune tipologie di interessati, a certe condizioni e per un tempo determinato.

Come possiamo aiutarti

Il nostro studio legale ha un’expertise consolidata in materia di protezione dei dati e può prestarti assistenza sui trattamenti di dati svolti nel contrasto al Covid-19, predisponendo:

    • informative, anche integrando quelle eventualmente già fornite (l’informativa deve essere comprensibile anche alla clientela non italiana)

    • individuazione degli autorizzati

    • istruzioni agli stessi

    • analisi del rischio e misure per una conservazione e consultazione in sicurezza

    • collegamento con il registro dei trattamenti esistente, per svolgere il trattamento in conformità

    • DPIA, se del caso (è obbligatoria solo in presenza di determinati fattori)

Puoi contattarci per un preventivo gratuito e senza impegno.

Ecco anche alcune indicazioni operative sotto forma di FAQ per fornire pratici chiarimenti su come mettere in atto le misure di sicurezza e rispettare la normativa.

A) Ho un ristorante (trattoria, bar, pizzeria, self-service, pub, pasticceria, gelateria)
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).

    • Devi predisporre una informativa sulle misure di prevenzione.

    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Devi mettere a disposizione anche dei clienti prodotti igienizzanti per le mani.

    • Negli esercizio che dispongono di posti a sedere, privilegiare l’accesso tramite prenotazione e conservare per 14 giorni l’elenco dei clienti che si sono presentati al locale.

    • Garantire la distanza di 1 metro tra le sedute oppure adottare barriere fisiche adeguate a prevenire il contagio.

    • Il personale di servizio a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina.

    • I clienti devono indossare la mascherina tutte le volte che non sono seduti al tavolo.

Cosa devo fare per un sicuro servizio al tavolo?
    • Al termine di ogni servizio devi disinfettare le superfici e devi evitare utensili riutilizzabili se non igienizzati (es. saliere, oliere etc).

Posso consegnare il menù ai clienti?
    • È preferibile rendere consultabile il menù online, oppure il menù deve essere in stampa plastificata in modo da poter essere igienizzato ogni volta o cartaceo a perdere.

Posso servire la consumazione al banco?
    • Sì, ma solo se può essere assicurata la distanza interpersonale di 1 metro tra i clienti.
Posso allestire un buffet?
    • No, la consumazione a buffet non è consentita.
Posso accettare il pagamento in contanti?
    • Sì, ma è preferibile favorire il pagamento elettronico, possibilmente al tavolo. La postazione della cassa può essere dotata di barriere fisiche, in alternativa il personale deve indossare la mascherina e comunque avere a disposizione gel igienizzante per le mani.

B) Ho attività di catering
    • Oltre ad adeguarti al rispetto di tutto quanto previsto per le attività con servizio in sede (vedi FAQ A) Ho un ristorante), devi rispettare le misure di prevenzione disposte dall’organizzazione del tuo cliente.

C) Ho uno stabilimento balneare: che cosa devo fare per lavorare nel rispetto della normativa?
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).
    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Privilegiare l’accesso allo stabilimento tramite prenotazione e conservare per 14 giorni l’elenco dei clienti presenti.

    • Devi mettere a disposizione anche dei clienti prodotti igienizzanti per le mani.

    • Garantire l’accesso allo stabilimento in modo ordinato mantenendo 1 metro di distanza tra gli utenti.

    • Disinfettare regolarmente e con frequenza le aree comuni, spogliatoi, cabine, docce, servizi igienici e assicurarla dopo la chiusura dell’impianto.

Come devo posizionare gli ombrelloni?
    • Non è importante l’allestimento della spiaggia (a file orizzontali o a rombo), ma occorre assicurare un distanziamento tra gli ombrelloni in modo da garantire 10m2 per ogni ombrellone.

Come devo posizionare lettini e sedie a sdraio?
    • Quando non sono posizionate nel posto ombrellone deve essere garantita una distanza di almeno 1,5m.

Devo disinfettare le attrezzature?
    • Sì, ad ogni cambio persona o nucleo familiare lettini, sdraio, ombrelloni etc. vanno disinfettati. In ogni caso la sanificazione deve essere garantita ad ogni fine giornata.

Posso accettare il pagamento in contanti?
    • Sì, ma è preferibile favorire il pagamento elettronico, eventualmente in fase di prenotazione. La postazione della cassa può essere dotata di barriere fisiche, in alternativa il personale deve indossare la mascherina e comunque avere a disposizione gel igienizzante per le mani.

È possibile fare sport in spiaggia?
    • È vietato praticare attività ludico-sportive di gruppo che possono dar luogo ad assembramenti, ma sono consentiti sport individuali, nel rispetto del distanziamento interpersonale. Per gli sport di squadra (es. beach-volley) sarà necessario rispettare le disposizioni delle disposizioni competenti.

D) Ho una struttura alberghiera (hotel, agriturismo, bed&breakfast): che cosa devo fare per lavorare nel rispetto della normativa?
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).
    • Devi predisporre una informativa, anche privacy, sulle misure di prevenzione, che sia comprensibile anche per gli stranieri.

    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Devi garantire il rispetto del distanziamento interpersonale di 1 metro in tutte le aree comuni.

    • Devi favorire la differenziazione dei percorsi di ingresso e uscita dalla struttura.

    • La postazione della reception può essere dotata di barriere fisiche. In ogni caso devi favorire i pagamenti elettronici e la gestione delle prenotazioni online, eventualmente con sistemi automatizzati di check-in e check-out.

    • Il servizio di ricevimento deve provvedere alla fine di ogni turno di lavoro alla pulizia del piano di lavoro e delle attrezzature utilizzate.

    • Devi garantire la disinfezione frequente degli ambienti e delle superfici toccate con maggiore frequenza (es. corrimano, interruttori, maniglie).

    • Devi mettere a disposizione dei clienti all’interno della struttura prodotti igienizzanti per le mani.

    • Gli ospiti all’interno della struttura devono indossare le mascherine.

    • Il personale deve utilizzare sempre le mascherine in presenza dei clienti e comunque in ogni caso quando non può essere rispettata la distanza interpersonale di 1 metro.

Posso fornire in uso al clienti oggetti (es. asciugacapelli)?
    • Sì, ma devi disinfettare ogni oggetto fornito in uso prima e dopo ogni utilizzo.

È possibile utilizzare gli ascensori?
    • Sì, ma nel rispetto della distanza interpersonale e con l’utilizzo della mascherina. Possono essere previste eventuali deroghe in caso di componenti dello stesso nucleo familiare/gruppo di viaggiatori.

Devo prestare particolare attenzione al microclima?
    • Sì, è fondamentale verificare le caratteristiche di areazione dei locali e degli impianti di ventilazione (ad es. garantire areazione naturale, aumentare la frequenza di manutenzione degli impianti, attivare l’ingresso e l’estrazione dell’aria almeno un’ora prima e fino a un’ora dopo l’accesso del pubblico, etc.).

E) Ho un’attività di servizi alla persona (parrucchiere, estetista, barbiere)
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).

    • Consentire l’accesso tramite prenotazione e conservare per 14 giorni l’elenco delle presenze.

    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Devi mettere a disposizione anche dei clienti prodotti igienizzanti per le mani.

    • Garantire la distanza di 1 metro tra le singole postazioni di lavoro e tra i clienti.

    • Se possibile, delimitare con barriere fisiche l’area di lavoro.

    • Sia il cliente che l’operatore per tutto il tempo in cui per l’espletamento della prestazione devono mantenere una distanza inferiore a 1 metro devono utilizzare le mascherine (fatti salvi per l’operatore eventuali dispositivi individuali ad hoc es. mascherina FFP2, visiera protettiva, guanti monouso, etc.).

    • L’operatore nella prestazione del trattamento deve utilizzare guanti diversificati da quelli usati nel contesto ambientale.

Devi assicurare una adeguata disinfezione delle superfici di lavoro e delle attrezzature prima di servire un nuovo cliente.

Posso mettere a disposizione dei clienti riviste e giornali?
    • No, occorre eliminare dal locale giornali, riviste e materiale informativo di uso promiscuo.

    • I clienti devono indossare la mascherina tutte le volte che non sono seduti al tavolo.

Come estetista devo adottare ulteriori e specifici sistemi di protezione?
    • Sì, nell’erogazione di una prestazione che richiede una distanza ravvicinata devi indossare la visiera protettiva e la mascherina FFP2 senza valvola.

Posso accettare il pagamento in contanti?
    • Sì, ma è preferibile favorire il pagamento elettronico. La postazione della cassa può essere dotata di barriere fisiche, in alternativa il personale deve indossare la mascherina e comunque avere a disposizione gel igienizzante per le mani.

F) Ho un’attività di commercio al dettaglio (abbigliamento, scarpe, utensileria, cose per la casa)
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).

    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Devi mettere a disposizione anche dei clienti prodotti igienizzanti per le mani.

    • Garantire la distanza di 1 metro tra i clienti.

    • Assicurare la pulizia e disinfezione quotidiana delle aree comuni.

    • In caso di vendita di abbigliamento: devono essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce.

Posso accettare il pagamento in contanti?
    • Sì, ma è preferibile favorire il pagamento elettronico. La postazione della cassa può essere dotata di barriere fisiche, in alternativa il personale deve indossare la mascherina e comunque avere a disposizione gel igienizzante per le mani.

G) Ho uno studio professionale: avvocato, commercialista, geometra, consulenza ecc.
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).
    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Promuovere il contatto con i clienti tramite modalità di collegamento a distanza.

    • Favorire l’accesso dei clienti tramite prenotazione.

    • Devi mettere a disposizione anche dei clienti prodotti igienizzanti per le mani.

    • Garantire la distanza di 1 metro sia tra le singole postazioni di lavoro sia tra i clienti. Dove questo non può essere garantito deve essere utilizzata la mascherina.

    • L’area di lavoro se possibile deve essere delimitata da barriere fisiche.

    • L’attività di front office per gli uffici ad alto flusso di clienti esterni può essere svolta esclusivamente nelle postazioni dedicate e dotate di vetri o pareti di protezione.

    • Per le riunioni (con utenti interni e/o esterni) bisogna favorire prioritariamente le modalità a distanza; in alternativa deve essere garantito il rispetto della distanza interpersonale di 1 metro e in caso di durata prolungata anche l’uso della mascherina.

    • Assicurare la pulizia e disinfezione delle superfici di lavoro e delle attrezzature prima di servire un nuovo cliente.

H) Ho una palestra
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).
    • Redigere un programma delle attività il più possibile pianificato (es. con prenotazione), regolamentare gli accessi in modo da evitare assembramenti e conservare per 14 giorni l’elenco delle presenze.

    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Organizzare spogliatoi e docce in moda da assicurare la distanza di 1 metro.

    • Devi mettere a disposizione di frequentatori/ospiti/clienti prodotti igienizzanti per le mani, prevedendo l’obbligo dell’igiene delle mani all’ingresso e in uscita.

    • Garantirne la frequente pulizia e disinfezione dell’ambiente anche più volte al giorno e comunque la disinfezione degli spogliatoi, compresi gli armadietti, a fine giornata.

Devo prestare particolare attenzione al posizionamento degli attrezzi e delle macchine?
    • Sì, l’accesso agli attrezzi, alle macchine e alle diverse aree deve essere organizzato in modo da garantire.

    • la distanza di almeno 1 metro tra le persone mentre non svolgono attività fisica.

    • la distanza di almeno 2 metri tra le persone durante l’attività fisica.

Devo disinfettare le macchine e gli attrezzi?
    • Sì, dopo l’utilizzo da parte di ogni singolo soggetto devi procedere alla disinfezione della macchina o degli attrezzi usati.

E per gli attrezzi e le macchine che non possono essere disinfettate?
    • Gli strumenti che non possono essere disinfettati non devono essere utilizzati.

È possibile utilizzare in palestra scarpe usate in strada?
    • No, occorre utilizzare in palestra apposite calzature esclusivamente destinate a questo scopo.

È possibile l’uso promiscuo degli armadietti?
    • No. Inoltre gli indumenti e oggetti personali devono essere riposti nella borsa personale anche qualora depositati negli appositi armadietti e devono essere messi a disposizione degli ospiti sacchetti per riporre gli effetti personali.

Devo prestare particolare attenzione al microclima?
    • Sì, è fondamentale verificare le caratteristiche di areazione dei locali e degli impianti di ventilazione (ad es. garantire areazione naturale, aumentare la frequenza di manutenzione degli impianti, attivare l’ingresso e l’estrazione dell’aria almeno un’ora prima e fino a un’ora dopo l’accesso del pubblico, etc.).

I) Gestisco una piscina (gioco acquatico, solarium)
    • Lato normativa sulla protezione dei dati personali: devi predisporre una informativa privacy a norma di legge e osservare gli altri adempimenti (istruzioni agli autorizzati, misure di sicurezza, collegamento con i registri, ecc… vedi sopra).
    • Puoi misurare la temperatura all’ingresso e impedire l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C.

    • Devi privilegiare l’accesso tramite prenotazione e conservare per 14 giorni l’elenco delle presenze.

    • Devi predisporre opportuna segnaletica, anche attraverso monitor e/o maxi-schermi, per sensibilizzare gli utenti riguardo ai comportamenti.

    • Redigere un programma delle attività il più possibile pianificato in modo da dissuadere eventuali condizioni di aggregazioni.

    • Regolamentare i flussi degli spazi di attesa e nelle varie aree in modo da favorire il rispetto del distanziamento sociale di 1 metro.

    • Devi favorire la differenziazione dei percorsi di ingresso e uscita dalla struttura.

    • Devi organizzare spogliatoi e docce in moda da assicurare la distanza di 1 metro.

    • Devi mettere a disposizione di frequentatori/ospiti/clienti prodotti igienizzanti per le mani, prevedendo l’obbligo dell’igiene delle mani all’ingresso e in uscita.

    • Garantirne la frequente pulizia e disinfezione delle aree comuni, spogliatoi, cabine, docce, attrezzature (es. lettini, sedie, attrezzature galleggianti etc.).

È possibile l’uso promiscuo degli armadietti?
    • No. Inoltre gli indumenti e oggetti personali devono essere riposti nella borsa personale anche qualora depositati negli appositi armadietti e devono essere messi a disposizione degli ospiti sacchetti per riporre gli effetti personali.

Devo prestare particolare attenzione allo spazio riservato ad ogni persona?
    • Sì, l’accesso ai frequentatori dell’impianto deve avvenire in modo da garantire il rispetto della densità di affollamento calcolata.

    • per le aree solarium e verdi, con un indice di non meno di 7mq di superficie di calpestio a persona.

    • in vasca, con un indice di 7mq di superficie di acqua a persona.

Sono necessari controlli sull’idoneità dell’acqua?
    • Sì, prima dell’apertura della vasca deve essere eseguita un’analisi di tipo chimico e microbiologico dell’acqua.

Sono previsti parametri relativi alla presenza di cloro?
    • Sì, al fine di assicurare un livello di protezione dall’infezione il limite del parametro cloro attivo libero in vasca deve essere compreso tra 1,0 – 1,5 mg/l; cloro combinato ≤ 0,40 mg/l; pH 6.5 – 7.5.

    • La frequenza dei controlli sul posto dei parametri è non meno di due ore.

Come devo posizionare lettini e sedie a sdraio?
    • La disposizione delle attrezzature deve garantire la distanza di almeno 1,5m tra le persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare o conviventi.

Devo disinfettare le attrezzature?
    • Sì, ad ogni cambio persona o nucleo familiare lettini, sdraio, ombrelloni etc. vanno disinfettati. In ogni caso la sanificazione deve essere garantita ad ogni fine giornata.

È consentito il funzionamento di giochi acquatici?
    • No, le piscine finalizzate a giochi acquatici vengono convertite in piscine per la balneazione. Nel rispetto delle prescritte misure di sicurezza sono consentiti toboga, vasche torrente e scivoli morbidi.

 

 

 

Tardività della contestazione disciplinare, illegittimità del licenziamento? Il contrasto della Suprema Corte rimesso alle Sezioni Unite

Il principio della tempestività della contestazione non ha mai conosciuto, al netto di piccole sfumature, sostanziali smentite da parte della giurisprudenza.

Il datore di lavoro deve portare «a conoscenza del lavoratore i fatti contestati non appena essi appaiano ragionevolmente sussistenti» (ex multis Cass. n. 3532 del 13.2.2013).
In alcuni casi, il principio in argomento è stato desunto in via interpretativa dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori (L. n. 300 del 1970), incidendo la tardività sull’effettività del diritto di difesa del lavoratore, in altri casi dai principi generali civilistici di buona fede e correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro.
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Tardività della contestazione disciplinare, illegittimità del licenziamento? Il contrasto della Suprema Corte rimesso alle Sezioni Unite

Legittimo il licenziamento per profitto? – Il contrasto giurisprudenziale della Suprema Corte

Il nuovo orientamento giurisprudenziale

Con la sentenza Sez. lav., n. 25201 del 7.12.2016, oggetto di numerose critiche e perplessità in dottrina, la Corte di Cassazione ha sancito il principio di diritto secondo il quale il mero obiettivo del conseguimento del profitto è idoneo a integrare motivo oggettivo di licenziamento.

Il datore di lavoro non deve quindi necessariamente provare l’andamento economico negativo dell’azienda, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro (ad esempio efficienza gestionale e redditività) determinino un effettivo (ma comunque veritiero) mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una posizione lavorativa.

Il discutibile, a parere della scrivente, approdo giurisprudenziale non rappresenta una novità ed è stato anticipato da recenti decisioni.

Già la sentenza Cass. Sez. lav., n. 19185 del 28.9.2016 aveva infatti precisato che il giustificato motivo oggettivo di licenziamento poteva consistere «anche soltanto in una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, attuata ai fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale» (affidamento di più mansioni ad altri lavoratori in modo da far emergere come in esubero la posizione lavorativa da sopprimere).

Ancora: «il datore di lavoro, nel procedere al riassetto della sua impresa, può ricercare il profitto mediante la riduzione del costo del lavoro o di altri fattori produttivi» (Cass. Sez. lav., n. 13516 del 1.7.2016). Leggi tutto

Legittimo il licenziamento per profitto? – Il contrasto giurisprudenziale della Suprema Corte

Dati sensibili: il contrasto giurisprudenziale rimesso alle Sezioni Unite

Con due ordinanze gemelle, le nn. 3455 e 3456 del 9 febbraio 2017, la Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente della Corte al fine di demandare alle Sezioni Unite un insanabile contrasto registratosi sulla definizione delle nozioni di trattamento e comunicazione dei dati sensibili nonché sulle loro modalità.

Le ordinanze, nel disporre la rimessione, ripercorrono le posizioni espresse dal Supremo collegio in particolare nella ben nota sentenza del 20 maggio 2015, n. 10280. Leggi tutto

Dati sensibili: il contrasto giurisprudenziale rimesso alle Sezioni Unite