Quelle paroline che erodono i nostri diritti

Come le emergenze erodono i diritti e rafforzano il potere digitale: Magia, diritti e centri di potere digitale. Questo è il titolo dell’articolo che ho appena pubblicato sul nono numero della Rivista DigEat, del 19 marzo 2026.

Il numero propone una selezione di riflessioni di diversi autori sul tema della sovranità nell’era dell’intelligenza artificiale e delle grandi violazioni dei diritti fondamentali.

Immagine creata con AI

Perché magia?

Perché parlare di “magia” in un articolo giuridico? Non mi riferisco naturalmente all’occultismo, ma non trovo davvero altro termine per descrivere il mio stupore dinanzi al potere plasmante che esercitano oggi alcune paroline, come “terrorismo”, “pedopornografia” e altre.

Permettono modifiche, spesso profonde, talvolta irreversibili, del nostro sistema di diritti fondamentali.

Il meccanismo di funzionamento di questi interventi di “riforma” è presto descritto.

Si sceglie un tema a impatto gravissimo, come appunto quelli menzionati, e poi, sull’onda emotiva e attraverso la manipolazione mediatica, si adottano misure repressive di apparente contrasto. In realtà si rivelano misure sproporzionate, carenti di collegamento logico con la finalità, gratuitamente repressive.

Sostanzialmente, l’oggetto di contrasto è solo una giustificazione.

Emergenze e potere digitale: come si erodono i diritti

Sono essenziali due fondamentali componenti per il successo di una simile operazione:

  • la costruzione di uno stato di emergenza permanente, ossia la trasformazione dell’eccezione (emergenza) in regola;
  • il travaso delle attività umane in un contesto digitale, per cui tutto diventa rappresentazione informatica, da cui non possiamo prescindere. Ne abbiamo bisogno per la professione, per i pagamenti, per la prenotazione di attività sociali, per aspetti essenziali della vita.

Questo travaso del reale in digitale assicura, in particolare, un potere enorme di rappresentazione e di controllo a pochi centri privati, spesso oggi saldati a interessi nazionali. Il fenomeno dell’accentramento del potere è reso estremo nell’attuale contesto dell’intelligenza artificiale.

Perché tutto ciò ha importanza giuridica? Perché esistono, a volte da tempo, strumenti di contrasto, specialmente europei, il Regolamento generale sui dati (GDPR) in primis, ma si tratta di strumenti la cui importanza vitale, la cui “cifra costituzionale” per capirci, è spesso del tutto fraintesa o liquidata riduttivamente.

A che cosa serve la privacy

E infatti, quando si parla di “privacy” (ma in realtà sarebbe il caso di chiamarla diritto di controllo dei dati personali), l’uomo medio pensa alla fatica di consensi e informative di cui non coglie la ragione. Oppure ripete il luogo comune che non ha nulla da nascondere. Non gli viene presentata la ragione profonda di questi presìdi giuridici, che nell’epoca attuale sono come mura di difesa dei diritti fondamentali.

Per un percorso di riflessione più articolato e meno scontato di quello qui molto semplificato, mi permetto di rimandare il lettore all’articolo e ai numerosi esempi in esso contenuti.